Gli utenti di facebook sono degli idioti

Così senza tanti peli sulla lingua, perchè abbiamo bisogno di Savonarola a volte.

Savonarola di Sterte

Un mix micidiale di ignoranza, superficialità e dabbenaggine fa sì che milioni, pare addirittura miliardi di idioti siano diventati utenti di facebook, cioè carne da macello. Da anni persone diverse come Marco Calamari, sociologhi polacchi, hacker di tutto il mondo gridano nel deserto sui rischi che si corrono – ma invano: la marea dei coglioni è inarrestabile. Vediamo di sintetizzare tutta la serie di argomenti e motivi per stare alla larga da facebook.

La difesa del consumatore

La difesa dei diritti del consumatore è un fatto acquisito per i prodotti e servizi a pagamento, invece per le cose gratuite sembra esserci una tolleranza infinita. E molti servizi su internet sono gratuiti, anzi apparentemente gratuiti (il pagamento avviene in differita !). Vediamo di analizzare i diritti del consumatore applicati a facebook, che alla fine è un mezzo di comunicazione quindi lo possiamo confrontare col telefono.

Diritto di scelta

Telefono: è possibile usufruire del servizio telefonico scegliendo uno tra i molti operatori. Cambiando operatore posso comunque telefonare ai miei amici che sono con altre compagnie telefoniche.

Facebook: se ti cancelli, sparisci. Tutti i tuoi amici sono dentro e tu sei fuori, punto.

Proprietà e controllo dei dati, diritto d’autore

Telefono: l’elenco delle telefonate fatte, la mia rubrica telefonica, gli SMS inviati e ricevuti, sono registrati sul mio telefono e se faccio dei back-up regolari posso mantenere delle copie. Ho il diritto di autore sui miei epistolari.

Facebook: tutti i dati sono nella nuvola e non c’è modo di farne una copia. Se mi cancello perdo tutta la storia. Non posso fare un backup della lista dei miei amici, delle foto che ho postato, delle mie chat. Perdo anche i alcuni diritti d’autore, tra cui i diritti di sfruttamento commerciale.

Confidenzialità e privacy

Telefono: in teoria (perchè sappiamo di Echelon e servizi di sicurezza Telecom deviati) senza un mandato del giudice nessuno può legalmente ascoltare le mie conversazioni o leggere i miei messaggi.

Facebook: per definizione tutto quello che dico scrivo e faccio viene ascoltato, letto, filtrato e analizzato da macchine o anche da umani. Qualunque azienda o agenzia governativa paragovernativa ONG o partito politico può averci accesso pagando. In confronto la Stasi erano dei dilettanti.

Foro competente

Telefono: per operare in Italia le società devono avere delle concessioni quindi hanno una sede legale in questo paese. Tipicamente il foro competente è la città dove si trova la sede legale. Se ci sono dei problemi è possibile fare causa, magari attraverso le associazioni dei consumatori.

Facebook: non ostante la metà della popolazione italiana sia utente di facebook, non si degnano nemmeno di avere una sede legale in Italia. O meglio, esiste una FACEBOOK ITALY S.R.L. a Milano, ma i contatti riportati sul loro sito danno come responsabile del trattamento dati Facebook Ireland Ltd., Hanover Reach, 5-7 Hanover Quay, Dublin 2 Ireland. Se vuoi fare causa a facebook, devi assoldare uno studio di avvocati irlandesi e studiarti le leggi irlandesi.

I rischi

Ecco una traduzione italiana approssimata dei rischi dei social network secondo un gruppo di buffi personaggi che ha scritto un manuale sulla privacy in rete (versione inglese qui):

Il fenomeno del Social Networking basato su Internet ha cambiato non solo il modo in cui le persone utilizzano Internet, ma la forma stessa di Internet. Grandi data center sono stati costruiti in tutto il mondo, e in particolare negli Stati Uniti, per soddisfare il desiderio improvviso e grande delle persone di caricare materiale su di sé, sui propri interessi e sulle proprie vite, per partecipare al Social Networking.

Il Social Networking come lo conosciamo con Facebook, Twitter (e prima MySpace) è tutto tranne che ‘free’. Piuttosto, ci sono delle aziende che cercano di svilupparsi, e poi sfruttare, un’ansia molto semplice: la paura di essere socialmente irrilevanti. In quanto animali sociali non possiamo sopportare l’idea di non esserci e così molti di noi finiscono per depositare le loro espressioni più intime sull’hard disk di uomo d’affari, sepolto in un data center in un altro paese – in un paese che non potremo magari neanche mai visitare !

Nonostante ciò, molti sostengono che la socializzazione e l’affermazione di sé che si ottengono attraverso l’uso dei Social Network controbilancia ampiamente la potenziale perdita di privacy. Tale affermazione è però valida solo quando è nota la piena portata dei rischi che si corrono.

I rischi del Social Networking contro il diritto fondamentale della persona alla privacy sono definiti da:

  • La portata e il grado di intimità dei contributi dei singoli utenti; un utente che scrive spesso e include molti dettagli personali mette a disposizione del marketing mirato un insieme di informazioni di maggiore utilità.
  • La familiarità dell’utente coi rischi sociali; un utente che accetta acriticamente i collegamenti sociali (“l’amicizia”) è a maggior rischio di predatori e attacchi di ingegneria sociale.
  • Gli interessi economici e gli alleati dell’organizzazione che fornisce il servizio; studi commissionati per conto dei clienti, studi di data mining, sondaggi.
  • Richieste politiche o giuridiche esercitate dallo Stato nella giurisdizione (s) in cui risiede contro l’organizzazione che fornisce il servizio; sentenze di accesso ai dati su un particolare utente (cittadino o straniero), programmi di sorveglianza per l’applicazione della legge o dei partner dell’organizzazione, analisi del sentimento e proiezioni di intenzioni politiche.

Con queste cose in mente, è possibile vedere una progressione tra progetti come Diaspora e Facebook: il primo promette un certo livello di trasparenza organizzativa, l’impegno alla privacy e un’apertura generale, mentre Facebook dimostra di essere una società opaca in grado di giocare economicamente con la privacy dei propri utenti e gestire le cause civili nell’interesse dei propri clienti. Così vi è una maggiore probabilità che le interazioni con un servizio di Social Network su larga scala abbiano effetti sul tuo trattamento da parte di una compagnia di assicurazione o di un potenziale datore di lavoro, piuttosto che un servizio offerto da una piccola impresa più trasparente.

Il punto di vista del sociologo polacco

Il sociologo polacco Zygmunt Bauman (quello della società liquida) è stato intervistato sul tema da Fabio Chiusi in questo articolo apparso su Il Foglio il 26 settembre scorso. Non a caso su Il Foglio, giornaletto di orientamento destrorso: il tema della protezione della privacy è più caro dalla destra, infatti se siamo tutti uguali possiamo scendere in strada nudi tanto non c’ nulla da nascondere (e infatti Stalin e la DDR erano dei ficcanaso), invece i ricchi evasori fiscali, massoni e intrallazzatori preferiscono che non si sappia in giro quello che fanno, dove spostano i loro soldi etc. quindi sono più inclini a proteggere il segreto bancario, la confidenzialità della corrispondenza, e ad aborrire le intercettazioni telefoniche. E in questo sono alleati magari dei hacker e attivisti anarco-insurrezionalisti, ma questa è solo una buffa coincidenza.

Tornando a Baumann, dice che internet o più precisamente i social network sono seducenti e solo apparentemente liberatori, che il  piacere che si prova a condividere tutto di sé fa superare la paura e il buon senso. Tutti vogliono essere parte di questo mondo meraviglioso (essere visibili), e questo rende possibile una sorveglianza digitale totale continua e, soprattutto, volontaria. Questa sorveglianza fa quadra con la  transizione in corso dal hard power  (il controllo ottenuto con l’oppressione e la violenza) al soft power (il controllo basato sulla seduzione: rovesciando il motto di Machiavelli, per il potere oggi è meglio essere amati che temuti). Anche se i lacrimogeni e i manganelli sono strumenti attualissimi (anzi l’armamentario antisommossa si aggiorna con taser, pepper spray, onde elettromagnetiche ustionanti e laser accecanti), vengono usati volentieri solo contro dei gruppi minoritari.

L’articolo si conclude con una visione apocalittica per il futuro prossimo che ci aspetta, di questa moltitudine di idioti che cammina per strada con occhiali multimediali, telefoni che tutto registrano e videocamere integrate nel colletto della camicia per mandare in diretta streaming su facebook i propri momenti di noia. Tutti trasformati in strumenti viventi di delazione, reclutati volontariamente e ignari al tempo stesso.

 

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