Dizionario filosofico: élite

Consideriamo dapprima un paese che definiremo eufemisticamente “in via di sviluppo”, nel quale sia molto chiara la distinzione di censo e di classe: Egitto, Mali, India, Honduras, o un’altra nazione a scelta.

Le élite vi si distinguono anzitutto per il potere, economico, politico, mediatico che esercitano; per una maggiore disponibilità di denaro e per uno stile di vita più ricco e dispendioso. Accanto a queste caratteristiche, che connotano in generale le élite, esitono due attributi importanti, causa ed effetto dell’essere classe dirigente: l’istruzione e i contatti internazionali. Con le dovute eccezioni, le élite di quei paesi hanno frequentato le migliori scuole, hanno letto buoni libri, hanno un’educazione raffinata, conoscono le lingue, viaggiano e hanno rapporti, di lavoro e non, con persone di altre nazioni.

Veniamo ora a un paese occidentale, caratterizzato da una società di massa: per esempio l’Italia. Anche qui le élite si definiscono per l’esercizio del potere politico, economico e mediatico (quest’ultimo spesso causa dei primi due). Contrariamente ai paesi considerati in precedenza, in Italia però istruzione e apertura internazionale non aiutano a diventare élite, anzi costituiscono un ostacolo; in Italia spesso i membri delle classi dirigenti sono poveri culturalmente, maleducati e provinciali. Convinti che il “popolo” preferisca “tette e culi” televisivi a buone letture, opere teatrali o concerti, considerati materia per i salotti radical-chic della sinistra; che imparare il dialetto sia più produttivo che conoscere l’inglese, il tedesco o l’arabo (figuriamoci!).

Chi ha condotto buoni studi e ha viaggiato potrà comunque aspirare a essere parte della classe dirigente, ma in qualche altro paese d’Europa e del mondo. Cervelli: meglio in fuga che all’ammasso.

 

 

 

 

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  1. Da Fabietti, Malighetti, Matera “Dal tribale al globale. Introduzione all’antropologia” Mondadori 2002 citato liberamente in ACHAB 2005 numero 5 pag. 19: le subculture sono “reti” di significati condivisi da determinati individui (e non da altri) all’interno di un contesto significante più vasto (la “cultura”) a cui pur tuttavia quegli stessi individui appartengono; esempi di subculture: il sistema delle confraternite religiose nell’Italia e nella Spagna, gli Hooligans, gli intellettuali progressisti, i massoni, i cinofili, i ‘fedeli’ alle cure alternative.

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