Legalizzazione delle droghe leggere: due anni dopo

La legge Fini-Capezzone (Dl 57 / 2014) è in vigore ormai da due anni ed è ormai possibile tracciare un bilancio del provvedimento che ha legalizzato le droghe leggere (cannabis e cocaina).

Le buone notizie sono sotto gli occhi di tutti: il beneficio fiscale per l’emersione di questo lucroso commercio è pari a una manovra da 10 miliardi di Euro all’anno.

Le sostanze nelle formulazioni ad alto dosaggio, ora commercializzate nelle tabaccherie e nelle parafarmacie, sono più sicure nelle dosi e nella composizione e accompagnate da un bugiardino come i farmaci e da grosse scritte che ricordano i rischi associati al consumo (in particolare la dipendenza psicologica). Di conseguenza il numero di decessi per errori o contaminazioni è crollato di un ordine di grandezza.

Ma ci sono anche notizie meno positive o almeno sospette.

Il nuovo settore di droghe leggere “bio” con il movimento Slow Smoke nato da una costola di Slow Food, e il distretto del “fumo organico” nel Salento sono fenomeni marginali: in realtà il nuovo mercato è diventato terreno di caccia per le multinazionali.

Il consumo dei prodotti a basso dosaggio, esentati dalle norme più restrittive, è aumentato enormemente. La Real Coke (cioè la Coca Cola non deprivata dall’alcaloide) e gli altri energy drink “dopati” (White Bull etc.) impazzano nelle discoteche portando benefici enormi per le aziende. Intanto i quadri e i manager nelle multinazionali vengono incoraggiati a consumare i chewing-gum alla cocaina, dispensati dai distributori automatici accanto alle macchinette del caffè.

Quanto ai prodotti ad alto dosaggio, la scesa in campo dei colossi del tabacco nel settore delle sigarette alla cannabis ha portato ad un incremento dei consumi spettacolare, ottenuto puntando sui giovani “alternativi”. E gli psicofarmaci che associano la cocaina ai SSRI hanno rivoluzionato il settore degli antidepressivi: “pillola blu per il nonno, pillola bianca per la nonna”; i dubbi in questo caso riguardano pratiche ben note e pregresse da parte di informatori del farmaco poco scrupolosi.

Infine la malavita organizzata privata degli introiti dello spaccio si è concentrata sui core business dei taglieggiamenti e della prostituzione: i pusher e i galoppini del narcotraffico spicciolo restati disoccupati si sono riconvertiti restando nei settori illeciti.

In definitiva è difficile dire se tutto sommato il bilancio sia positivo o negativo. Come sempre la realtà è sempre più complessa e sfuggente di quanto si pensi.

In definitiva è difficile dire se tutto sommato il bilancio sia positivo o negativo. Come sempre la
realtà è sempre più complessa e sfuggente di quanto si pensi.

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