Dizionario filosofico: comunismo

Ho spesso pensato che il comunismo avesse come fine ultimo liberare dalla necessità gli esseri umani e permettere loro di sviluppare i propri talenti e le proprie inclinazioni. Insomma, tutti uguali di fronte ai bisogni “naturali” (secondo Epicuro), ma diversi nello sviluppo della personalità, nei desideri, nell’identità, nella cultura. In poche parole: uguali nello stomaco e diversi nella mente e nel cuore. Queste differenze, in una visione irenica e utopistica, avrebbero arricchito la società e portato la felicità a tutti gli essere umani.

Credo che la sconfitta del comunismo si misuri soprattutto nel rovesciamento di questa vulgata: oggi gli uomini vivono sostanziali differenze nel soddisfacimento dei beni materiali, e non solo tra mondo sviluppato e in via di sviluppo, ma anche all’interno delle diverse società. Al contrario, i desideri, le identità e la cultura diffusa tendono (con i dovuti distinguo) a essere sempre più simili in ogni angolo del mondo, omogeneizzati dai media e dai consumi di massa, pur stratificati in profili di spesa.

In sostanza, diversi nello stomaco e uguali nella mente e nel cuore.

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