Web is dead

Così scrive su “Wired” il direttore, Chris Anderson. Intendiamoci: non significa che Internet stia morendo, tutt’altro. Internet è, nella raffigurazione dei più, l’autostrada delle comunicazioni, che, ovviamente, può essere percorsa con diversi mezzi.

Ferma restando la rete autostradale, che si estende man mano, cambiano nel tempo i mezzi  che la percorrono. Tempo fa erano diffusi ftp, telnet (ora archeologia industriale), la stessa mail; oggi download e consultazione delle mail si fanno tramite web. La figura seguente ci fornisce una rappresentazione del traffico Internet, suddiviso per applicazioni (i famosi “mezzi”), degli ultimi vent’anni: come si vede, è una situazione molto plastica, in divenire.

Apparentemente, gli utenti snobbano sempre di più l’estrema ricchezza di siti Internet: l’84% del traffico serve per video e download di musica (o, ancora, di film e video). Non basta. Milner (un altro collaboratore di “Wired”), scrive: “According to Compete, a Web analytics company, the top 10 Web sites accounted for 31 percent of US pageviews in 2001, 40 percent in 2006, and about 75 percent in 2010. Big sucks the traffic out of small”. Se aggiungiamo che la maggior parte degli utenti del web utilizza Google come motore di ricerca e pertanto si piega ai suoi ordinamenti, che portano in cima ai risultati i siti più “linkati” oppure più prodighi verso Google stessa, ci accorgiamo che anche il web subisce le stesse logiche del mondo industriale e finanziario (e perché non dovrebbe?). Scrive ancora Milner: “In theory you can have a few very successful individuals controlling hundreds of millions of people”.

Insomma, Pareto è già sbarcato su Internet.

Ma, venendo al titolo di questo post, c’è di più. Le famigerate “apps”. Anderson narra come i possessori di iPad, iPhone e ogni altra diavoleria di Apple, utilizzino delle “apps” per ogni tipo di accesso ad Internet (comunicazioni, social network, informazioni, acquisti, download). Sono disponibili al momento circa 200.000 applicazioni per i gadget Apple, che utilizzano Internet, ma non il web. Un insieme di negozietti chiusi, estremamente confortevoli per il cliente e redditizi per i proprietari. Come chiosa Anderson:

“Over the past few years, one of the most important shifts in the digital world has been the move from the wide-open Web to semiclosed platforms that use the Internet for transport but not the browser for display. It’s driven primarily by the rise of the iPhone model of mobile computing, and it’s a world Google can’t crawl, one where HTML doesn’t rule.”

L’utopia di Internet come mondo aperto, luogo di scambio di idee e cultura, se mai è esistito, sembra già morta. Ormai ci credono solo Gore e Veltroni. Per tutti gli altri rimane la scelta: Google oppure Apple ?

Internet is dead (come luogo di democrazia e cultura) ?

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