Codici (2^ parte)

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. (Gabriel G. Marquez, Cent’anni di solitudine, incipit)

Proseguiamo su questa strada. Un’interpretazione meno che superficiale di un testo o di un’immagine non può prescindere dalla conoscenza dei codici culturali sottesi, geografici, storici o di genere. E’ molto più semplice per chiunque, in generale, leggere testi della propria epoca e del proprio ambito geografico; chiunque legga un romanzo o guardi un film, per apprezzare almeno la superficie dell’intreccio narrato, deve aderire a un codice implicito, condiviso con l’autore, grazie al quale, per esempio, deve “sospendere l’incredulità”.

C’è ancora di più, e cioè quello che gli anglosassoni chiamano per l’appunto “double coding”. Oltre al testo, in ogni opera d’arte, scritto, dipinto, film o altro, si può trovare il cosiddetto sottotesto, che apre a letture diverse: formali, simboliche, politiche, sociali e di qualsiasi altro genere il lettore voglia trovarci. Per alcuni critici, la caratteristica dell’opera d’arte è proprio la possibilità di lettura a vari livelli, secondo codici diversi: “Madame Bovary” può essere semplicemente apprezzata come una storia di amore e tradimento, ma anche, più in profondità, vi si possono trovare molte altre chiavi di lettura politiche, sociali, psicologiche, antropologiche (codice debole, e perciò aperto a contributi e interpretazioni diverse da parte del fruitore). Le Madonne di Raffaello (della Seggiola, del Cardellino, del Diadema) attraggono qualunque persona per la loro bellezza, ma sono anche ricche di simboli con un preciso significato (codice forte), la cui interpretazione svela le intenzioni meno esplicite dell’autore e lo spirito dell’epoca. Non tutti i testi sono così ricchi di implicazioni nascoste: i romanzi di Wilbur Smith o Frederick Forsyth, per esempio, spesso molto ponderosi, hanno una scrittura (metaforicamente) così fitta da offrire scarsi spazi di interpretazione.

Sono in apparenza altrettanto espliciti e privi di sottotesto anche i messaggi pubblicitari e politici, e le trasmissioni televisive nazional-popolari: in realtà in questo caso è attivo un “secondo codice”, la cui chiave è in possesso del nostro lato emotivo e sensoriale.

Nonostante ciò, il lettore o spettatore più attento, educato all’interpretazione in filigrana di codici diversi, potrà sempre trovare nella trasmissione televisiva più bieca, nel discorso politico più populista, nel sito più trash oppure nella pubblicità più sfrontata, il modo di riconoscere lo spirito dei tempi o del mezzo specifico, e sarà in grado di smontarne i meccanismi, smascherarne i codici nascosti e, in ultima analisi, prendere decisioni più consapevoli.

La conoscenza è il miglior antidoto contro ogni forma di potere.

Avvertenza: la lettura prolungata di questo “post” può provocare effetti indesiderati, quali cefalee, nausee, diarrea. In caso di persistenza degli effetti, si consiglia di leggere il “Trattato di semiologia generale” di Umberto Eco oppure di sorbirsi un intero pomeriggio della programmazione di Retequattro.

(2 – Fine)

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