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  1. Coding FreedomGabriella Coleman
    Coding Freedom - The Ethics and Aesthetics of Hacking
    482 pagine
    I edizione febbraio 2013
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    Sinossi
    In building what are new institutional forms, open-source developers and Wikipedians usually seek to strike a balance between stability and openended flexibility. In the process of doing so, many engender particular forms of social value that include mutual aid, transparency, and complex codes for collaboration along with other ethical precepts that help guide technical production.
    Incipit
    Free and open-source software (F/OSS) refers to nonproprietary but licensed software, much of which is produced by technologists located around the globe who coordinate development through Internet-based projects.
  2. ReCIT(T)À “SOGNO e BI...SOGNO di CITTÀ”Annalisa Bendelli
    ReCIT(T)À “SOGNO e BI...SOGNO di CITTÀ” -
    32 pagine
    I edizione maggio 2011
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    Sinossi
    Il testo ideato per il Laboratorio Teatrale Anno Scolastico 2010/2011 della Scuola Media “A. Avogadro” di Annalisa Bendelli con il contributo dei pensieri dei ragazzi della scuola per i movimenti e 'sommovimenti' scenici di Max Bottino.
    Incipit
    Da un po' d'anni, mentre porto avanti, con il fondamentale e geniale aiuto di Max Bottino, il laboratorio teatrale nella mia scuola, perseguo il progetto e inseguo il miraggio di un teatro-poesia, che unisca le funzioni civili del teatro e della poesia e - attraverso le suggestioni ed evocazioni e provocazioni della parola poetica potenziata dal gesto teatrale - educhi, veicoli messaggi importanti, dia voce ai pensieri, ai sentimenti e ai bisogni dei ragazzi, soprattutto li renda partecipi e consapevoli, li coinvolga in un sentimento civile, ancor più li faccia sentire parte integrante e cooperante del luogo che abitano e vivono.
  3. Anna KareninaLev Nikolaevic Tolstoj
    Anna Karenina -
    1426 pagine
    I edizione settembre 2010
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    Sinossi
    Dopo essere scesa con passo veloce, leggero, per i gradini che andavano verso le rotaie, si fermò accanto al treno che le passava vicinissimo. Guardava la parte sottostante dei carri, le viti e le catene e le ruote alte di ghisa del primo carro che scivolava lento, e cercava di stabilire con l’occhio il punto mediano fra le ruote anteriori e le posteriori e il momento in cui questo punto mediano sarebbe stato di fronte a lei.
    Incipit
    Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Tutto era sottosopra in casa Oblonskij. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una relazione con la governante francese che era stata presso di loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente dagli stessi coniugi e da tutti i membri della famiglia e dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che non c’era senso nella loro convivenza, e che della gente incontratasi per caso in una qualsiasi locanda sarebbe stata più legata fra di sé che non loro, membri della famiglia e domestici degli Oblonskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era già il terzo giorno che non rincasava. I bambini correvano per la casa abbandonati a loro stessi; la governante inglese si era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto ad un’amica chiedendo che le cercasse un posto; il cuoco se n’era già andato via il giorno prima durante il pranzo; sguattera e cocchiere avevano chiesto di essere liquidati.
  4. L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord ItaliaCNEL
    L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord Italia -
    181 pagine
    I edizione agosto 2010
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    Sinossi
    “Il prestasoldi rivierasco, rinnovando i prestiti alla scadenza, con la conseguente ricapitalizzazione degli interessi maturati, induce ad un aumento esponenziale del debito contratto, tale da determinare insolvibilità certa, se non tramite accesso ad altro capitale, ovviamente, di provenienza usuraia, per giungere, infine, al collasso fallimentare dell'attività commerciale esercitata dal debitore, che verrà rilevata, subito dopo, dai prestanome degli stessi strozzini”
    Incipit
    Il traffico di stupefacenti, come si sa, è l’affare più vantaggioso che le cosche mafiose abbiano mai inventato, in Italia e all’estero. Da esso i mafiosi hanno ricavato cifre immense, mai esattamente quantificate, essendo tale traffico un’attività criminale ed illegale che sfugge ad ogni rilevazione pubblica ed ufficiale. Questa attività illegale e criminale ha avuto come teatro principale tutte le regioni del nord dove è stata distribuita e venduta gran parte degli stupefacenti commerciasti e dove peraltro si sono riversate e sono state investite notevoli quantità dei proventi del narcotraffico. Si potrebbe dire con un paradosso che quelli investiti nelle regioni settentrionali sono soldi del nord pagati dai tossicodipendenti delle periferie urbane delle grandi città che hanno privilegiato per ragioni economiche l’eroina che aveva un basso costo, e dagli assuntori di droga, cioè i professionisti in giacca e cravatta che hanno consumato cocaina nei loro fine settimana. Questi soldi sono stati reinvestiti nel nord dopo aver cambiato la proprietà: una parte rilevante del denaro contante è finita ai mafiosi d’origine meridionale, mentre l’altra parte è finita nelle mani di uomini senza scrupoli, uomini-cerniera, cioè determinate persone, tutte d’origine settentrionale, (colletti bianchi, broker, uomini legati alla finanza d’assalto e a quella in nero) che hanno avuto la capacità di mettere in contatto due mondi, quello mafioso e quello economico-finanziario, che altrimenti avrebbero faticato ad incontrarsi e a lavorare insieme.
  5. The Complete Cycle of OzLyman Frank Baum
    The Complete Cycle of Oz -
    2547 pagine
    I edizione agosto 2010
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    Sinossi
    The Princess looked at her more closely. "Tell me," she resumed, "are you of royal blood?" "Better than that, ma'am," said Dorothy. "I came from Kansas."
    Incipit
    Folklore, legends, myths and fairy tales have followed childhood through the ages, for every healthy youngster has a wholesome and instinctive love for stories fantastic, marvelous and manifestly unreal. The winged fairies of Grimm and Andersen have brought more happiness to childish hearts than all other human creations. Yet the old time fairy tale, having served for generations, may now be classed as "historical" in the children's library; for the time has come for a series of newer "wonder tales" in which the stereotyped genie, dwarf and fairy are eliminated, together with all the horrible and blood-curdling incidents devised by their authors to point a fearsome moral to each tale. Modern education includes morality; therefore the modern child seeks only entertainment in its wonder tales and gladly dispenses with all disagreeable incident. Having this thought in mind, the story of "The Wonderful Wizard of Oz" was written solely to please children of today. It aspires to being a modernized fairy tale, in which the wonderment and joy are retained and the heartaches and nightmares are left out.
  6. Il discorso di RegensburgJoseph Alois Ratzinger
    Il discorso di Regensburg - Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni.
    22 pagine
    I edizione agosto 2010
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    Sinossi
    “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio.” (Manuele II Paleologo, riportato da Theodore Khoury)
    Incipit
    È per me un momento emozionante trovarmi ancora una volta nell'università e una volta ancora poter tenere una lezione. I miei pensieri, contemporaneamente, ritornano a quegli anni in cui, dopo un bel periodo presso l'Istituto superiore di Freising, iniziai la mia attività di insegnante accademico all'università di Bonn. Era – nel 1959 – ancora il tempo della vecchia università dei professori ordinari. Per le singole cattedre non esistevano né assistenti né dattilografi, ma in compenso c'era un contatto molto diretto con gli studenti e soprattutto anche tra i professori. Ci si incontrava prima e dopo la lezione nelle stanze dei docenti. I contatti con gli storici, i filosofi, i filologi e naturalmente anche tra le due facoltà teologiche erano molto stretti. Una volta in ogni semestre c'era un cosiddetto dies academicus, in cui professori di tutte le facoltà si presentavano davanti agli studenti dell'intera università, rendendo così possibile un’esperienza di universitas – una cosa a cui anche Lei, Magnifico Rettore, ha accennato poco fa – l’esperienza, cioè del fatto che noi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte ci rendono incapaci di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel tutto dell'unica ragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche nella comune responsabilità per il retto uso della ragione – questo fatto diventava esperienza viva.
  7. Christian ScienceMark Twain
    Christian Science -
    290 pagine
    I edizione maggio 2010
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    Sinossi
    Incipit
    La scorsa estate, sulla via del ritorno a Vienna da una Beauty-Farm in montagna, sono caduto da un dirupo al crepuscolo, e mi sono rotto diverse braccia e gambe e varia altra roba, e per fortuna sono stato trovato da dei contadini che avevano perso un asino, e mi hanno portato alla più vicina abitazione, che era una di quelle grandi case coloniche col tetto basso di paglia, con gli appartamenti per la famiglia in soffitta, e un bel portico sotto la larga facciata decorata con fiori dai colori vivaci e gatti, con un ampio e luminoso soggiorno al piano terra, separato dalla stalle per mezzo di un divisorio, e nel cortile davanti sorgeva maestoso e bello il mucchio di letame, ricchezza e l'orgoglio della casa. This last summer, when I was on my way back to Vienna from the Appetite-Cure in the mountains, I fell over a cliff in the twilight, and broke some arms and legs and one thing or another, and by good luck was found by some peasants who had lost an ass, and they carried me to the nearest habitation, which was one of those large, low, thatch-roofed farm-houses, with apartments in the garret for the family, and a cunning little porch under the deep gable decorated with boxes of bright colored flowers and cats; on the ground floor a large and light sitting-room, separated from the milch-cattle apartment by a partition; and in the front yard rose stately and fine the wealth and pride of the house, the manure-pile.
  8. Aubrey di Wiki@Home intervista Umberto EcoAubrey, Umberto Eco
    Aubrey di Wiki@Home intervista Umberto Eco -
    40 pagine
    I edizione maggio 2010
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    Sinossi
    E’ finalmente uscita la mia intervista ad Umberto Eco per Wikimedia Italia. Cioè, parliamo di libri. L’appartamento in cui sono stato gentilmente ospitato è il milanese, pieno di 30’000 volumi.
    Incipit
    Sono un utente compulsivo di Wikipedia, anche per ragioni artrosiche: quanto più mi fa male alla schiena, quanto più mi costa alzarmi ed andare a cercare la Treccani, e quindi, se posso trovare la data di nascita di qualcuno su Wikipedia, faccio prima. Sono un utente dell'automobile, non riuscirei a vivere senza, ma questo non mi impedisce di dire quali sono tutti i difetti e tutti i guai dell'automobile. Io ho fatto una volta una distinzione fra le cose che fan bene ai poveri e le cose che fan bene ai ricchi, dove poveri e ricchi non ha una immediata connotazione in termini di danaro, ma in termini, diciamo, di evoluzione culturale... Diciamo, un laureato è un ricco, un analfabeta è un povero. Ci può essere ovviamente un costruttore edile che è un povero e un impiegatuccio che è un ricco. Allora, la televisione fa bene ai poveri e fa male ai ricchi: ai poveri ha insegnato a parlare italiano, fa bene alle vecchiette che son sole in casa. E fa male ai ricchi perché gli impedisce di andare fuori a vedere altre cose più belle al cinema, gli restringe le idee. Il computer in generale, e Internet, fa bene ai ricchi e fa male ai poveri. Cioè, a me Wikipedia fa bene, perché trovo le informazioni che mi sono necessarie, ma siccome non mi fido, perché si sa benissimo che, come cresce Wikipedia, crescono anche gli errori. Io ho trovato su di me delle follie inesistenti, e se qualcuno non me le segnalava, avrebbero continuato a restare lì. I ricchi sono coltivati, sanno confrontare le notizie. Io vado a vedere la Wikipedia in italiano, non sono sicuro che la notizia sia giusta, poi vado a controllare quella in inglese, poi un'altra fonte, e se tutte e tre mi dicono che quel signore è morto nel 371 d.C. comincio a crederci. Il povero invece becca la prima notizia che gli arriva, e buonasera. Quindi c'è per Wikipedia, come per tutto Internet, il problema del filtraggio della notizia. Siccome conserva tutto, sia le notizie false che le notizie vere, mentre i ricchi hanno delle tecniche di filtraggio almeno per i settori che sanno controllare. Se io devo fare una ricerca su Platone, individuo immediatamente i siti scritti da un pazzo, ma se devo fare una ricerca sulle cellule staminali non è sicuro che possa individuare il sito sbagliato.
  9. Wiki@Home intervista Piergiorgio OdifreddiPiergiorgio Odifreddi
    Wiki@Home intervista Piergiorgio Odifreddi -
    66 pagine
    I edizione maggio 2010
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    Sinossi
    Giovedì 05 febbraio 2010. Dopo un lungo lavoro di preparazione il nuovo staff del progetto Wiki@Home ha realizzato un'intervista a Piergiorgio Odifreddi sulla religione, la filosofia, la matematica e la politica, senza dimenticare internet e Wikipedia. L'intervista si è svolta a Torino il 17 settembre 2009, in un soleggiato caffè di piazza Vittorio Veneto.
    Incipit
    W@H Lei è ateo, agnostico o cos'altro? Da che cosa deriva la sua posizione? PGO: Io sono tutto, nel senso che sono anche credente, a seconda di come si definisce la parola dio. Anzi, mi stupisco spesso che quando si chiede a qualcuno: “tu credi in dio?”, la risposta in generale è “si, no, non lo so”, senza chiedersi cosa si vuol dire quando si intende dio. Possono esistere tantissime definizioni di divinità, dalle più elevate a quelle più "terra terra". Le nozioni elevate sarebbero quelle astratte della teologia, per esempio l'ente perfettissimo, la causa prima, il fine ultimo e così via. Sono poi quelle che girano intorno alle prove dell'esistenza di dio, da una parte di Sant'Anselmo e dall'altra San Tommaso e tutti quelli da cui lui ha copiato: Aristotele, Avicenna, Averroè e così via. Quelle sono concezioni molto astratte e, tra l'altro, completamente impersonali. Poi ci sono versioni della divinità personalizzate, fino ad arrivare a quelle più terra terra nel senso letterale, cioè incarnate su questa terra, come gli dei dell'induismo, per esempio Khrishna, o come Gesù Cristo (che da questo punto di vista è lo stesso genere di mitologia). Se si chiede a uno se è ateo, agnostico, credente in dio, dipende da qual è questa definizione. È ovvio che nel senso delle divinità incarnate, non solo sono ateo, ma penso che sarebbe come se mi chiedessi «Lei crede che esista Harry Potter?». Harry Potter è un'invenzione letteraria come sono invenzioni letterarie Krishna e Gesù Cristo.
  10. Sentieri MonferriniServizio Parchi della Provincia di Alessandria
    Sentieri Monferrini -
    52 pagine
    I edizione aprile 2010
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    Sinossi
    appe e descrizioni dei 15 sentieri attualmente esistenti o in via di realizzazione sul territorio del Settore 7 - Casale Monferrato, così come sono stati raccolti e riorganizzati dal Servizio Parchi della Provincia di Alessandria, aggiornati al 2007.
    Incipit
    Dalla ex strada statale 455 si sale in pochi chilometri al Sacro Monte di Crea e, parcheggiata l’auto nel piazzale, ci si porta davanti al Santuario, da dove comincia il percorso.  Dal piazzale del Santuario si prende il viale alberato nei pressi del bar, e subito si gode di una bella veduta panoramica sulla Val Cerrina, alla quale, nelle giornate di sole, fa da corona l’arco alpino; giunti alla terza cappella si prende il sentiero che scende sulla destra nel bosco e poco dopo si arriva ad un bivio dove si tiene la destra, continuando nel bosco e giungendo in breve alla frazione di Forneglio. Arrivati alla piccola chiesetta del borgo si prende la stradina sulla sinistra in lieve discesa e, nei pressi di un pioppeto si svolta a sinistra, risalendo verso il paese di Serralunga di Crea, ancora caratterizzato da tratti di mura fortificate; giunti sulla strada principale si svolta a sinistra e si attraversa tutto l’abitato, apprezzando il panorama circostante. Arrivati alle ultime abitazioni si prende la strada in salita sulla sinistra che in breve giunge su sterrato ad un bivio ove si tiene la destra; si percorre un tratto boscato dove si trovano alcune piante cadute e tratti parzialmente invasi dalla vegetazione. Si gira intorno al Bric Castelvelli (mt. 410) e, dopo una svolta a sinistra, si percorre un tratto in un bel bosco di castagni e querce, con numerosi cespugli di pungitopo e biancospino, fino a uscire in un prato che offre una bella veduta del Monte di Crea.
  11. Pit Bull: Cani che combattonoGiuseppe Casa
    Pit Bull: Cani che combattono -
    162 pagine
    I edizione aprile 2010
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    Sinossi
    Cani da combattimento, allenamenti feroci, scommesse clandestine, sono l’universo attorno al quale ruota la vita di Billy (al secolo Davide Manzini), con sottofondo di musica punk. Billy ha un desiderio predominante: allevare un cane imbattibile con cui vincere abbastanza da cambiare vita. Barbie, la sua “fidanzata”, è un’aspirante attrice, che fallisce un provino dopo l’altro e sopravvive grazie a qualche pubblicità e lavorando in un bar. Billy e Barbie litigano spesso, specialmente da quando Siouxsie, un pit bull con un pedigree da fare invidia a qualsiasi allenatore, si è messo fra di loro.
    Incipit
    Tutti i cani che avrebbero combattuto quella sera erano già stati pesati e fatti camminare un po’. Adesso riposavano nelle loro gabbie, sul retro di fuoristrada parcheggiati attorno all’autorimessa. I padroni seduti sulle gradinate, che erano state approntate dentro il garage, fumavano e bevevano birra. Il giudice chiamò i proprietari dei cani del primo incontro a portare gli animali all’interno dell’arena. C’erano mastini dei Pirenei, american bulldogs, dogo argentini, pit bull “red nose”, schnauzer, dobermann, rottweiler. Due pit bull, quasi dello stesso peso, uno marrone e l’altro pezzato bianco e nero, avevano un muso così largo da farli assomigliare a grosse rane. I loro muscoli mascellari erano capaci di esercitare una pressione di novecento chili. Si agitavano e si contorcevano sbavando e ringhiando come ossessi. Un fascio di nervi e muscoli tesi allo spasimo. Bulbi sbarrati. Pupille dilatate, anche per effetto delle droghe assunte qualche minuto prima. Tiravano il guinzaglio. Digrignavano i denti. Si guardavano con le code ritte per intimorirsi a vicenda, mentre con furiosi colpi di zampa lanciavano sabbia dappertutto. Il pubblico aveva cominciato a fare le puntate. Un guaito si alzò sopra il baccano. Uno dei proprietari aveva spento un sigaro sulla coscia del suo cane. Il pit pezzato iniziò a tremare di rabbia, in qualche modo vedeva nell’altro cane il responsabile delle sue sofferenze. La folla si era zittita per un istante. Poi i cani vennero liberati e il pubblico esplose in un boato. Feci anch’io la mia puntata. Duecento euro sul pit marrone che mi dava l’idea di stare più in forma.
  12. QLuther Blissett
    Q -
    977 pagine
    I edizione marzo 2010
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    Sinossi
    XVI° secolo. Due personaggi principali. Uno vuole rovesciare l'ordine sociale. L'altro è una spia al servizio delle forze che lo difendono. Q è la spia al soldo del cardinale Carafa, figura ultra-conservatrice, sempre più in auge nella gerarchia della Chiesa. Un romanzo epico dalle viscere della storia, ambientato in Europa centrale e Italia settentrionale. C'è chi ha definito il libro "un western teologico ".
    Incipit
    Quasi alla cieca. Quello che devo fare. Urla nelle orecchie già sfondate dai cannoni, corpi che mi urtano. Polvere di sangue e sudore chiude la gola, la tosse mi squarcia. Gli sguardi dei fuggiaschi: terrore. Teste fasciate, arti maciullati... Mi volto continuamente: Elias è dietro di me. Si fa largo tra la folla, enorme. Porta sulle spalle Magister Thomas, inerte. Dov'è Dio onnipresente? Il Suo gregge è al macello. Quello che devo fare. Le sacche, strette. Senza fermarsi. La daga batte sul fianco. Elias sempre dietro. Una sagoma confusa mi corre incontro. Mezza faccia coperta di bende, carne straziata. Una donna. Ci riconosce. Quello che devo fare: il Magister non deve essere scoperto. La afferro: non parlare. Grida alle mie spalle: - Soldati! Soldati! La allontano, via, mettersi in salvo. Un vicolo a destra. Di corsa, Elias dietro, a capofitto. Quello che devo fare: i portoni. Il primo, il secondo, il terzo, si apre. Dentro. Ci chiudiamo il portone alle spalle. Il rumore cala. La luce filtra debole da una finestra. La vecchia siede in un angolo in fondo alla stanza, su una sedia di paglia mezza sfondata. Poche povere cose: una panca malmessa, un tavolo, tizzoni che ricordano un fuoco recente in un camino annerito dalla fuliggine. Mi avvicino: - Sorella, portiamo un ferito. Ha bisogno di un letto e di acqua, in nome di Dio... Elias è fermo sulla porta, la occupa tutta. Sempre con il Magister sulle spalle. - Per qualche ora soltanto, sorella.
  13. “Troppo bulli??!!” rimediamo ri...mediamo rime...diamoAnnalisa Bendelli
    “Troppo bulli??!!” rimediamo ri...mediamo rime...diamo -
    16 pagine
    I edizione marzo 2010
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    Sinossi
    “Bulleggiare” non è ancora registrato nei vocabolari ma a quanto pare fa parte del vocabolario dei ragazzi. Il testo ideato per il Laboratorio Teatrale Anno Scolastico 2008/2009 della Scuola Media “A. Avogadro” rappresenta tanto le forme conclamate e immediatamente riconoscibili del bullismo, quanto quelle meno evidenti, più subdole e forse più insidiose e deleterie. Lo scopo è offrire l'occasione di sfogo e liberazione e insieme di presa di coscienza critica attraverso la rappresentazione.
    Incipit
    ( immaginiamo due amiche un po' bulle che ammiccano a una compagna in disparte) -La vedi come si è conciata? -In casa ha uno specchio?!! Ma si è guardata?? -Diresti quasi che lo fa apposta... è goffa nei gesti, non è mai giusta... -Si veste male e non si aggiusta... ( adesso voltiamoci verso la ragazza in disparte) -Perché devo essere perseguitata...se sono DIVERSA o non CONFORMATA? CONFORME a una FORMA ben definita...snella, truccata, ben vestita... … Però neppure CONFORMISTA... e questo è un merito, una conquista... … mi guardano...ridono...quasi le sento cosa si dicono...cos'ho che non va??? Già, sono grassa, goffa, sgraziata...impacciata, troppo antiquata, sbagliata, stonata... (spostiamo ancora lo sguardo e dirigiamolo verso un gruppo di ragazze che si rivolgono, una dopo l'altra, alla ragazza in disparte) -Ma sei davvero così SFIGATA...goffa impacciata imbranata??! Fatti valere, non sei cretina... Datti da fare, ragazzina... -Vestiti meglio oppure fregatene... -CONFORMATI alla NORMA o dalla tu la NORMA! -Non devi soccombere o sei spacciata... -La VITTIMA scelta PRE-DE-STI-NA-TA!
  14. Kathmandu, in Nepal, ci sai arrivare?Annalisa Bendelli
    Kathmandu, in Nepal, ci sai arrivare? -
    28 pagine
    I edizione marzo 2010
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    Sinossi
    Le fiabe nepalesi narrano di giganti affamati, orchesse ammalianti e orrende con i piedi rovesciati, spettri che si aggirano tra le colonne dei templi, maghi e serpenti, prodigi ed incanti. Questo testo, ideato per il Laboratorio Teatrale Anno Scolastico 2007/2008 della Scuola Media “A. Avogadro” le accompagna a versi che suggeriscono quanto ci avvicina a quel quel mondo, pur nella distanza siderale. Si vuole evocare uno ‘sperdimento’, una disposizione a conoscere, magari solidarizzare, “senza voler senz’altro capire”, senza voler troppo assimilare, condurre e ridurre a sé...
    Incipit
    CANTO Kathmandu in Nepal non ha un dolce suono Ricorda piuttosto il rumore del tuono Evoca voci e spiriti indù E’ un mito lontano com’è Timbuctu. Il Nepal è proprio un lontano paese Un mondo impervio… terra d’ascese Il luogo topico dell’altrove Del viaggio iniziatico, delle ardue prove… CONTROCANTO Il Nepal è proprio un lontano paese Almeno per chi non è nepalese Il Nepal è proprio uno strano paese Sempre per chi non è nepalese…
  15. AltaiWu Ming
    Altai -
    380 pagine
    I edizione marzo 2010
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    Sinossi
    Siamo tornati. Eccoci finalmente fuori dal tunnel. L’attesa è stata lunga, ma abbiamo la presunzione di pensare che il risultato la ripagherà. Questo romanzo lo abbiamo scritto in marcia forzata, lavorando più intensamente di quanto abbiamo mai fatto, animati dalla sfida che avevamo lanciato a noi stessi: tornare al punto d’origine, cimentarci con il continuum spaziotemporale del nostro romanzo d’esordio, ma senza scrivere “Q 2″. A oltre dieci anni di distanza non sarebbe stato credibile (né possibile).
    Incipit
    Quando giunse il tuono ero ancora sveglio. Seduto al tavolo, sfogliavo delazioni e denunce al lume di candele. Mandavo a memoria nomi e indirizzi di spie. Poi le orecchie scoppiarono, tremò il pavimento, una pioggia di vetri e intonaco mi sommerse. Per giorni avrei cavato schegge dai capelli. Rialzai il capo, la stanza era buia, la finestra in frantumi incorniciava un bagliore. Sembrava il sorgere del sole, ma era notte fonda, e il vento aveva odore di cannone. Mi affacciai e vidi una luce di torcia, sospesa sotto le stelle, dietro la guglia di San Francesco. I tezoni, pensai. Le darsene, la casa dell’Arsenale. Il cuore della Serenissima in fiamme. Scesi le scale saltando i gradini. Il portone del palazzo era uscito dai cardini, ma lo bloccava un cumulo di macerie. Trovai un pertugio e spinsi fino a sgusciare fuori. Nella calle, facce attonite si interrogavano a vicenda, avvolte da un silenzio spaurito. I più audaci sussurravano i nomi di Terremoto e Apocalisse. Intere famiglie abbandonavano le case, alcune saltando dai balconi come dalle murate di un vascello che affonda.
  16. Ma è sempre la solita...favola?Annalisa Bendelli
    Ma è sempre la solita...favola? - somMOVIMENTI e diVAG-AZIONI teatrali intorno al tema delle (pari?) opportunità
    20 pagine
    I edizione marzo 2010
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    Sinossi
    Orchi, fate e streghe, dame e cavalieri, protagonisti e comprimari, eroi e antagonisti, tutti ai propri posti senza scampo e varco... proprio come sembra essere nella vita. Il testo ideato per il Laboratorio Teatrale A.S. 2006/2007 della Scuola Media "A. Avogadro" esplora il mondo del sentimento e del bisogno che fatica a rientrare negli schemi, chiede udienza, apre qualche squarcio e varco all’alternativa, al possibile... se non alla libertà in assoluto alla liberAZIONE...
    Incipit
    Primo movimento scenico: BACCANALE BALCANICO (un flusso-caravanserraglio di ragazzi si muove al ritmo di musiche balcaniche) Lasciateci stare e fare rumore... … Siam personaggi in fuga d’autore!!! DAL GRUPPO SI SEPARA E SIEDE DAVANTI LA RAGAZZA ‘SONNOLENTA’ Le favole cavoli non sono che storie Camole bubbole e fandonie Io voglio dormire Magari sognare quel che vorrei Che fosse reale Non certo i castelli, castelli in aria Piuttosto una vita piena vitale Come mi piace…O-RI-GI-NA-LE E che sia bella che sia varia…
  17. Camp KDE 2010AA.VV.
    Camp KDE 2010 - University of California, San Diego January 15th-22nd, 2010
    59 pagine
    I edizione gennaio 2010
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    Sinossi
    Reportage dal KDE Camp 2010, l'incontro americano annuale della community di sviluppatori di KDE (un un ambiente desktop grafico per postazioni di lavoro Unix usato in molte versioni di Linux). Da questo tipo di assembramenti di GEEKS e NERDS prende forma il futuro di Linux.
    Incipit
    KDE events usually choose a hostel for primary accommodations as it provides close social interaction at relatively small expense. The hostel chosen this year was Banana Bungalow, on the beach of the Pacific Coast, with a few people staying at the nearby Best Western. The location was good for watching the waves, and reasonably cheap. The hostel was a decent place until it started to rain. The place was run by longer term residents of the hostel, and always had people walking around and having fun, mingling with the KDE crowd. We filled the big picnic table downstairs with laptops and saturated the hostel's wireless, something that typically happens anywhere that KDE people congregate. Of course, the stay was made more interesting by some local beverages. All was fine at the hostel until the heavy rain started on Monday. It rained so much power went down, the streets were flooded to two metres, and there was a real river flowing inside the hostel. Despite the dire circumstances, spirits were still high, and once again showed how the morale within the KDE community is something that cannot be destroyed! Fortunately, unlike the other visitors at the hostel, we were able to sneak away to the university during the day to enjoy warmth, wifi and food.
  18. 5 RaccontiScrittura Industriale Collettiva
    5 Racconti -
    263 pagine
    I edizione gennaio 2010
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    Sinossi
    La scrittura collettiva è una forma di scrittura di testi che coinvolge più autori. Normalmente si parla di scrittura collettiva in riferimento alla composizione di testi narrativi, mentre si preferisce usare la dizione più generica scrittura collaborativa per testi di altro tipo. Il fenomeno della scrittura collettiva, per lungo tempo relegato al rango di gioco letterario, ha negli ultimi anni assunto dignità artistica e commerciale, grazie soprattutto al successo dei romanzi del collettivo Wu Ming, al quale si è affiancato il collettivo Kai Zen. (Wikipedia it)
    Incipit
    Al “da’ mano fratello!” dell'ambulante senegalese, Paolo si scosta, quasi evitasse la lama tesa di un coltello. Una vecchia ricurva sotto la sporta della spesa esclama: – Vai in mona, Mozambico! e aggiunge, rivolta a Paolo: –  Questi sono tutti delinquenti! Paolo la manda subito al diavolo: – Ma cosa vuole! – le urla in malo modo, spalancando con rabbia la porta del supermercato. “Peggio dei vu cumpra’, i padovani,” si dice, e comincia a guardarsi intorno spingendo il carrello. È il tardo pomeriggio del venerdì, e come ogni venerdì Paolo è stanco per il lavoro e inacidito per la visita di rito all’Istituto. Gli sforzi che compie per rabbonire le furie insulse di suo zio Marino finiscono di sfinirlo per il fine settimana. La gente si affolla tra gli scaffali dell'Esselunga. “Più fuori di testa dello zio, i padovani,” riflette. Paolo spinge il carrello, carica una cassa di birra, una bottiglia di whisky da poco, un pacco di wurstel, uno di merendine. Tra un prodotto e l’altro gli si appiccica addosso una melassa erotica. Al supermercato gli viene sempre voglia di scopare: passa dalle merendine ai culi, dai polli ai seni, e si stizzisce perché sa che tornerà a casa con polli e merendine ma senza culi e seni, al massimo con un sorriso della cassiera che gli piace, accompagnato come ogni volta da un “perché non le hai parlato, idiota?” Anche Anna entra all’Esselunga di malumore. Per sé deve comprare solo assorbenti, pane e shampoo, ma i coinquilini come al solito l’hanno incastrata e si ritrova con una lista della spesa di mezzo metro. “Sempre io a fare la spesa, sempre; mai che gli venga in mente di riempire il frigorifero, che a quei mentecatti venga in mente di trascinarsi al supermercato; dovrebbero essere loro a fare la spesa per me, loro che fagocitano qualsiasi schifezza e finiscono sempre tutto, barcollanti, con le occhiaie strabordanti, due bambini strafatti,” pensa.
  19. Un bel sognoAchille Giovanni Cagna
    Un bel sogno -
    262 pagine
    I edizione dicembre 2009
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    Sinossi
    “È un romanzo, un'invenzione?... Domanderanno taluni - Ma voi, o signora, a cui intitolo questo lavoro, voi sola potreste dire: È verità. … Avete una figlia - Che l'esempio di Laura vi tenga lontana dall'educarla alle frivolezze del mondo, ed allorchè sarà grandicella, e la ragione si farà strada nella sua intelligenza, mettetele fra le mani questo libro facendo segni su certe pagine che non sarà necessario indicarvi - Può darsi che quella bambina compiangendo alla sorte di Ermanno, impari a non rendersi causa di altrettali sventure.”
    Incipit
    Non sono ancor trascorsi molti anni che in Brescia nelle tarde ore della notte, in una via poco frequentata, udivasi di sovente il suono di un pianoforte eccitato da una mano maestra. Erano melodie spontanee soavemente malinconiche, vibrazioni patetiche che scorrendo sull'aria quali folate armoniche, andavano perdendosi lamentosamente a guisa di zeffiro che destandosi vigoroso ed ardito si smarrisce tra i fogliami delle siepi, e muore alitando un flebile sospiro. Non era difficile l'accorgersi che quelle soavi modulazioni erano prodotte da un'abile mano che rispondeva interprete ad un gentilissimo sentire - Per concepire ed esprimere quel misterioso linguaggio che si chiama musica, bisogna avere il cuore suscettibile alle soavi emozioni, ed i concenti sublimi di quel pianoforte erano l'emanazione palpitante di una fantasia delicata, erano la voce, l'espressione di un sentimento puro, ineffabile, celeste. Per quanto possa essere l'arte inerente all'uomo, nullameno l'artista vive si può dire di una doppia esistenza; l'arte è un'egoista, un'innamorata gelosa che si costituisce nella mente degli uomini un governo speciale, assoluto, determinato a certi momenti in cui tutte le altre facoltà dell'intelletto devono inevitabilmente sottomettersele - L'artista, il vero artista della fantasia, cessa d'esser uomo nel momento che crea, la sua mente sprigionandosi dalla cerchia troppo angusta in cui è costretta, erra libera negli spazi dell'infinito in cerca di emozioni da trasfondere ed imprimere nelle opere d'arte.
  20. Alpinisti ciabattoniAchille Giovanni Cagna
    Alpinisti ciabattoni -
    194 pagine
    I edizione dicembre 2009
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    Sinossi
    “Alpinisti ciabattoni” è forse l’opera più riuscita di Achille Giovanni Cagna. Riassunto in poche parole da Eugenio Montale, ammiratore dello scrittore vercellese, “è la descrizione degli inconvenienti e dei malanni della villeggiatura”; per altri critici, è più un bozzetto che un romanzo vero e proprio.
    Incipit
    Caltignaga, Caltignaga! Chi discende? Sor Gaudenzio sporse il capo dallo sportello, ma il treno si era già rimesso in moto, e vide solo il campanile del villaggio che scappava come un disperato in mezzo ad un campo di meliga. Rincantucciò, e si diede ad osservare i suoi compagni di viaggio. Di fronte aveva un giovanone grasso, panciuto, che sgnuccava in una sonnolenza affannosa, tormentato dalle mosche che gli passeggiavano sul volto sudato. Per salvare il solino dalle irrigazioni della faccia si era legato il fazzoletto a mo' di tovagliolo sotto le salsicce cascanti della pappagorgia. Russava, sbuffava, socchiudeva talvolta gli occhietti imbenzoiti, e poi tornava a ronfiare. Dalla padronanza che aveva, dal disdegno che mostrava per gli altri, dall'eleganza variopinta e sguajata del vestiario, si indovinava il commesso viaggiatore di una casa in auge. Nell'angolo opposto un signore alla buona dormiva con gli occhi aperti sopra un giornale; di contro addossato all'altro sportello, un vecchietto male in sesto, di aspetto sofferente, incravattato come un gozzuto fino alle orecchie, impaludato entro un ampio fraccone nero lucido, mezzo nascosta la faccia magra sotto un cappellone che gli spegneva gli occhi.
  21. La société du spectacle (La società dello spettacolo)Guy Debord
    La société du spectacle (La società dello spettacolo) -
    318 pagine
    I edizione dicembre 2009
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    Sinossi
    Guy Debord con questo libro scritto nel 1967, agli albori dell'era televisiva, ha intuito con lucidità agghiacciante che il mondo reale si sarebbe trasformato in immagini, che lo spettacolo sarebbe diventato "la principale produzione della società attuale". Siamo entrati nell'epoca dello "spettacolo integrato": è la fine della storia, "il crimine perfetto", scrivono Carlo Freccero e Daniela Strumia nella prefazione, che "ha soppresso la realtà". Non si può comprendere la logica e la strategia dei mass media senza fare riferimento alle tesi rivoluzionarie di Debord.
    Incipit
    1. L'intera vita delle società, in cui dominano le moderne condizioni di produzione, si annuncia come un immenso accumulo di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione. 2. Le immagini che si sono staccate da ciascun aspetto della vita, si fondono in un unico insieme, in cui l'unità di questa vita non può più essere ristabilita. La realtà considerata parzialmente si dispiega nella propria unità generale in quanto pseudo-mondo a parte, oggetto di sola contemplazione. La specializzazione delle immagini del mondo si ritrova, realizzata, nel mondo dell'immagine resa autonoma, in cui il mentitore mente a se stesso. Lo spettacolo in generale, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non-vivente. 3. Lo spettacolo si presenta nello stesso tempo come la società stessa, come parte della società, e come strumento di unificazione. In quanto parte della società, esso è espressamente il settore più tipico che concentra ogni sguardo e ogni coscienza. Per il fatto stesso che questo settore è separato, è il luogo dell'inganno visivo e della falsa coscienza; e l'unificazione che esso realizza non è altro che un linguaggio ufficiale della separazione generalizzata. 4. Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra le persone, mediato dalle immagini.
  22. A passage to IndiaStefania Villani
    A passage to India - catalogo dell'esposizione fotografica realizzata presso Circolo Culturale Officine Sonore (Vercelli) 10.12.2009 - 10.01.2010
    32 pagine
    II edizione dicembre 2009
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    Sinossi
    India, Ottobre-Novembre 2007 Ritratto umano di un paese, un viaggio fra i mercati, i vicoli caotici e calorosi, lo smarrimento quasi mistico e lo stupore, la naturalezza e la dignità, i ritmi di vita allentati e il costante e inseparabile senso di vita e di morte che pervade ogni cosa. "Un occidentale che va in India ha tutto, ma non dà niente. L'India, invece, non ha nulla, in realtà dà tutto". (Pasolini)
    Incipit
  23. PhotographikaMassimo Tamiazzo
    Photographika - catalogo dell'esposizione fotografica realizzata presso Circolo Culturale Officine Sonore (Vercelli) 12.11.2009 - 29.11.2009
    20 pagine
    I edizione novembre 2009
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    Sinossi
    Photographika: personale antologica di bianco e nero. Paesaggi rurali, scorci cittadini, orizzonti marini, l'occhio inquieto spazia dagli ampi spazi alla visione più intima e ravvicinata, anche i soggetti all'apparenza più banali assumono connotati di una bellezza inaspettata e straniante, talvolta impalpabilmente visionaria.
    Incipit
  24. L'opera del meseMilady de Winter
    L'opera del mese - da http://milady-de-winter.splinder.com, aggiornato al 20 Ottobre 2009
    72 pagine
    II edizione gennaio 2010
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    Sinossi
    La pluripremiata serie "L'opera del mese"... la rubrica dalla periodicità irregolare che avvicina grandi e piccini al magico e quanto mai demenziale mondo dell'opera lirica.
    Incipit
    Atto primo (ce ne sono quattro, ma con i prossimi prometto di far svelta): Siviglia. Piazza affollata. Quasi ora del cambio della guardia. Un bordello di gente. Sperate che il regista non sia un perfetto pirla o altrimenti, nello stuolo di comparse, tipo presepe napoletano, prima di vedere il tenore ci vuole una mezz’ora. Poi naturalmente sentirete un inutile berciare, vi volgerete in quella direzione e lo individuerete, ma sarà comunque troppo tardi. I gendarmi sono lì che si dedicano ad un ufficioso cazzeggiamento guardando i passanti e cantando, perché siamo in un’opera e cantano tutti. All’improvviso entra una bella fanciulla, che di solito è vestita di bianco e azzurro, non si sa bene se per farla somigliare a una Madonna o a una bandiera della Lazio. E’ Micaela, un soprano, che soprannomineremo qui la Piattola. Costei è una provincialotta in gita che deve consegnare a tale Don Josè (che tra l’altro si dice Cosè), un bel Dragone, una lettera della di lui madre (portando in cor la segreta speranza di coronare con il suddetto un tenero e virginal sogno d’ammmore). Non vedendo il succitato Cosè, chiede ragguagli ai gendarmi, che hanno commentato l’arrivo della Piattola con frasi tipo “uhm, che bel bocconcino! ti va una ripassatina, bambola?”. Chiedere informazioni a un gruppo di soldati maschi è come passare in gonna corta e tacchi alti davanti agli operai che stanno trivellando per fare la Metro in pieno centro, il 14 d’agosto. Gli energumeni tentano inutilmente lo spupazzamento, ma la Piattola dalla ferrea virtù decide di tornare dopo il cambio della guardia quando troverà il suo bel bietolone.
  25. S.M.Q.Chiara "Gamberetta"
    S.M.Q. - romanzo fantasy a puntate da http://silvia.gamberi.org, aggiornato al 27 gennaio 2010.
    168 pagine
    III edizione gennaio 2010
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    Sinossi
    Salve! Io mi chiamo Silvia e questo è il mio blog. So che come presentazione non è un granché, ma non posso dire altro, altrimenti svelerei la trama del romanzo di cui sono protagonista. Posso solo aggiungere che il romanzo si intitola S.M.Q., e potete cominciare a leggerlo a partire da qui. Ovviamente, come in ogni romanzo che si rispetti, gli avvenimenti sono frutto di fantasia e ogni coincidenza con avvenimenti reali è da considerarsi puramente casuale. Ah, dimenticavo! Adoro i coniglietti!
    Incipit
    «La verità è che non vuoi mai che mi diverta. Pensi sempre a chissà cosa... e poi avevi promesso. Uffa!» Mi appoggio con la schiena contro la parete; ficco le mani in tasca; col tacco comincio a picchiettare il battiscopa, dove so che è già un po’ scollato. Sono tre cose che mamma non sopporta. Il muro si regge anche da solo, mi ripete sempre. E poi: togli le mani dalle tasche. E il motivo? Mai capito. È una fisima cretina e nient’altro. Non devi sporcare i muri con le scarpe. Giusto. I muri, non il battiscopa. Se non ci vedi bene, comprati un paio di occhiali. Ma la mamma non mi sta guardando. È intenta a rimestare nella pentola con un cucchiaio di legno; la cucina è già impregnata del tanfo di cipolle e asparagi. Cucinare qualcosa di commestibile mai, eh? «Ho promesso che ci avrei pensato», dice, senza voltarsi. «Ci ho pensato e la risposta è no. Com’era no ieri e sarà no domani. Dobbiamo proprio discuterne tutti i giorni?» E riprende a mescolare come se niente fosse. Quando ha quell’atteggiamento indifferente la odio. Dovrebbe incazzarsi e mettersi a urlare, lasciarsi sfuggire qualche insulto pesante che possa rinfacciarle per mesi. Infatti lavorare sui sensi di colpa è l’ideale per ottenere ciò che si vuole. Come quando papà era appena andato via: mamma si era sentita responsabile per la separazione e io ne approfittavo il più possibile. Bei tempi quelli: mi bastavano cinque minuti di capricci per spuntarla ogni volta.
  26. O Caderno Blog 2008 - 2009José Saramago
    O Caderno Blog 2008 - 2009 -
    612 pagine
    I edizione ottobre 2009
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    Sinossi
    “Curioso personaggio questo Saramago. Ha ottantasette anni (...) ed eccolo a tenere un blog dove se la prende un poco con tutti, attirandosi polemiche e scomuniche da molte parti più spesso non perché dica cose che non deve dire, ma perché non perde tempo a misurare i termini - e forse lo fa proprio apposta.” Umberto Eco
    Incipit
    Mi rendo conto che la domanda potrebbe suonare in qualche modo offensiva a un orecchio delicato. Di cosa si tratta? Un semplice particolare per chiamare in causa un intero popolo, per chiedergli conto dell’uso di un voto che, per la gioia di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se, in realtà, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, esattamente io. Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, ancora, nella mia ostinata speranza che l’incubo possa aver fine e che l’Italia possa riappropriarsi dell’esaltante spirito verdiano che, per un periodo, ha rappresentato la sua migliore definizione. E non mi si accusi di stare gratuitamente mischiando musica e politica, qualsiasi italiano colto e onesto sa che ho ragione e il perché. É appena arrivata la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Benvengano, il suo Partito Democratico è nato come la caricatura di un partito ed è finito, senza una parola né un progetto, come un convitato di pietra nella scena politica. Le speranze che in lui avevamo deposto sono state defraudate dalla sua inconsistenza ideologica e dalla sua fragilità caratteriale. Veltroni è il responsabile, certamente non unico, ma nella congiuntura attuale, maggiore, dell’indebolimento di una sinistra di cui si era presentato come salvatore. Pace all’anima sua. Non tutto è perduto, però. É quello che ci dicono lo scrittore Andrea Camilleri e il filosofo Paolo Flores d’Arcais in un articolo recentemente pubblicato su “El País”. C’è da fare un lavoro insieme ai milioni di italiani che hanno già perso la pazienza vedendo il loro paese trascinato ogni giorno verso la pubblica derisione. Il piccolo partito di Antonio Di Pietro, l’ex-magistrato di Mani Pulite, può diventare il revulsivo di cui l’Italia ha bisogno per giungere a una catarsi collettiva che risvegli il civico agire nella parte migliore della società italiana. E’ l’ora. Speriamo che lo sia.
  27. Blog 2004 - 2009Roberto Saviano
    Blog 2004 - 2009 - da http://www.robertosaviano.it aggiornato al 9 Ottobre 2009
    560 pagine
    I edizione ottobre 2009
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    Sinossi
    Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979. Il suo primo libro Gomorra (Mondadori) è un bestseller che ha venduto 3.000.000 copie ed è stato tradotto in 50 paesi. Dal 13 ottobre 2006, in seguito al successo di Gomorra, fortemente accusatorio nei confronti delle attività camorristiche, ha ricevuto numerose minacce da parte della camorra e vive sotto scorta.
    Incipit
    ESSERE donna in terra criminale è complicatissimo. Regole complesse, riti rigorosi, vincoli inscindibili. Una sintassi inflessibile e spesso eternamente identica regolamenta il comportamento femminile in terra di mafie. È un mantenersi in precario equilibrio tra modernità e tradizione, tra gabbia moralistica e totale spregiudicatezza nell'affrontare questioni di business. Possono dare ordini di morte ma non possono permettersi di avere un amante o di lasciare un uomo. Possono decidere di investire in interi settori di mercato ma non truccarsi quando il loro uomo è in carcere. Durante i processi capita spesso di vedere donne accalcate negli spazi riservati al pubblico, mandano baci o semplici saluti agli imputati dietro le gabbie. Sono le loro mogli, ma spesso sembrano le loro madri. Vestirsi in maniera elegante, curarsi con smalti e trucco mentre tuo marito è rinchiuso, è un modo per dire che lo fai per altri. Tingersi i capelli equivale a una silenziosa confessione di tradimento. La donna esiste solo in relazione all'uomo. Senza, è come un essere inanimato. Un essere a metà. Ecco perché le vedi tutte sfatte e trascurate quando hanno i mariti in cella. È testimonianza di fedeltà. Questo vale per i clan dell'entroterra campano, per certa 'ndrangheta, per alcune famiglie di Cosa Nostra. Quando invece le vedi vestite bene, curate, truccate, allora il loro uomo è vicino, è libero. Comanda. E comandando riflette sulla sua donna il suo potere, lo trasmette attraverso la sua immagine. Eppure le mogli dei boss carcerati, sciatte sino a divenire quasi invisibili, sono spesso quelle che facendone le veci più comandano.
  28. Dei delitti e delle peneCesare Beccaria
    Dei delitti e delle pene - sulla base del testo dell'edizione originale pubblicata anonima in Livorno nel 1764
    60 pagine
    I edizione settembre 2009
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    Sinossi
    "... perchè ogni pena non sia una violenza di uno, o di molti contro un privato Cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata ai delitti, dettata dalle Leggi."
    Incipit
    Gli uomini lasciano per lo più in abbandono i più importanti regolamenti alla giornaliera prudenza, o alla discrezione di quelli, l'interesse de' quali è di opporsi alle più provide Leggi, che per natura rendono universali i vantaggi, e resistono a quello sforzo, per cui tendono a condensarsi in pochi, riponendo da una parte il colmo della potenza e della felicità, e dall'altra tutta la debolezza e la miseria. Perciò se non dopo esser passati frammezzo mille errori nelle cose più essenziali alla vita, ed alla libertà, dopo una stanchezza di soffrire i mali giunti all'estremo, non s'inducono a rimediare ai disordini, che gli opprimono, e a riconoscere le più palpabili verità, le quali appunto sfuggono per la semplicità loro dalle menti volgari non avvezze ad analizzare gli oggetti, ma a riceverne le impressioni tutte di un pezzo, più per tradizione, che per esame. Apriamo le storie, e vedremo, che le Leggi, che pur sono, o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo più che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passaggiera necessità, non già dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in un sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini, e le considerasse in questo punto di vista - La massima felicità divisa nel maggior numero. - Felici sono quelle pochissime Nazioni, che non aspettarono, che il lento moto delle combinazioni e vicissitudini umane facesse succedere all'estremità de' mali un avviamento al bene, ma ne accelerarono i passaggi intermedi con buone Leggi; e merita la gratitudine degli uomini quel Filosofo, che ebbe il coraggio dall'oscuro e disprezzato suo gabinetto di gettare nella moltitudine i primi semi lungamente infruttuosi delle utili verità.
  29. Luoghi - nonluoghiFrancesco Coniglio
    Luoghi - nonluoghi - catalogo dell'esposizione fotografica realizzata presso Circolo Culturale Officine Sonore (Vercelli) 18.09.2009 - 09.10.2009
    44 pagine
    I edizione settembre 2009
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    Sinossi
    Alle fotografie del torinese Francesco Coniglio l'esposizione accosta gli appunti scritti dai partecipanti al blog collettivo calomelano sul tema dei nonluoghi. Nonluogo = spazio che non può definirsi identitario, relazionale, storico.
    Incipit
  30. Storie e testimonianze dal carcereAA.VV.
    Storie e testimonianze dal carcere - selezione di testi dal sito www.ristretti.it del Centro di Documentazione Due Palazzi di Padova"
    280 pagine
    I edizione settembre 2009
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    Sinossi
    Chi sono? Chi siete? Il buio fuori non mi permette di riconoscervi, il buio dentro non mi lascia capire chi sono io. Dicono che mi chiamo Veronica, ho 19 anni e, a parte qualche problema, diagnosticato da un paio di psichiatri, beh, a parte questo sono nella norma ! C’è chi dice che sono buona, chi dice che sono cattiva… ma io questa sera vi dico che sono solo aria, aria che passa sopra a tutto, sono aria di montagna, a volte lieve e piacevole e poi d’un tratto forte, spietata e assolutamente distruttiva. Potrei anche dirvi che sono solo fuoco, caldo e accogliente e improvvisamente immenso e devastante. Forse sono solo un sogno che spera di non essere più tramutato in incubo. Domani mattina forse sarò un fiore, una pozzanghera, chi può dirlo? ...happy freedom.
    Incipit
    Il sotterraneo me lo ricordo, c’ero scesa con Liviana e con suor Angela. C’erano vecchi bauli da svuotare, abiti da scena per recite di detenute dei decenni precedenti, prima della riforma. Abiti donati da signore della Torino bene, paillette, seta, frange. Abiti indossati da chissà quali donne: chi c’era prima di noi e prima delle tossiche e prima delle rapinatrici, libere donne degli anni settanta? C’erano le donne semilibere, qui, fino a qualche anno fa, dice suor Angela. Che angoscia, sussurro io. Bello schifo, alla faccia della riforma, dice Liviana. Le celle sono sotto il livello del terreno, una grata piccola e oscurata da polvere, terra e ragnatele fa intravedere il ciglio del cortile di cemento. Un ottocentesco soffitto a volte percorre il lungo corridoio dove si affacciano porte di legno grigio con chiavistelli spropositatamente grandi, e spioncini piccoli. Ovunque buio e umido. Un filo di luce a mezzogiorno, e scalpiccio di pantegane, specie d’estate. Del sotterraneo, me ne aveva parlato Sara, del suo letto di contenzione alle celle delle Nuove, nell’anno della rivolta, il ‘77. Del sorriso del maresciallo, dopo la lotta e le urla e il rifiuto di entrare in cella, nel girare le bende ruvide attorno ai polsi e fissarle al pancaccio. Due giorni e due notti. Lame di sole obliquo e buio e topi e mosche. E le voci delle altre, a chiamare a salutare e fischiare per non farla sentire sola. E le urla delle guardie a farle tacere. Mani legate e corpi esposti al potere totale di un altro e buio intorno pieno di rumori da decifrare senza poter dormire e scalpiccio di topi o di anfibi militari che si avvicinano (perché vengono qui? per fare cosa? cosa accadrà, adesso?)
  31. calomelano.it beautiful black blog: blog collettivoAA. VV.
    calomelano.it beautiful black blog: blog collettivo - appunti in libertà su arti, fatti e opinioni senza troppo rumore (aggiornato al 25 febbraio 2013)
    906 pagine
    V edizione febbraio 2013
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    Sinossi
    Subiamo un flusso continuo di informazioni dove domina il rumore. Le nostre conversazioni (de visu, telefonate, SMS, email) si perdono in questo rumore di fondo che non riusciamo più a catalogare, a umanizzare. Calomelano è un quaderno di appunti condiviso per registrare dei frammenti di conversazione, tessere di un mosaico che forse tra un pò di tempo diventerà un immagine riconoscibile di questo tempo e di queste persone.
    Incipit
    Diceva Pier Paolo Pasolini intervistato da Enzo Biagi nel 1971 (!): “la televisione è un medium di massa, e il medium di massa non può che mercificarci e alienarci … è proprio il medium di massa in sé, nel momento in cui qualcuno ci ascolta nel video ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore che è un rapporto spaventosamente antidemocratico” – per la precisione al minuto 4:46 del video. Una riflessione attualissima, che vale anche per gli altri mass media: i quotidiani, la radio che legge i quotidiani, i siti web dei quotidiani. Ma a differenza di allora oggi la tecnologia ci viene in aiuto e ci dà degli strumenti per ribaltare questo rapporto da inferiore a superiore, trasformarci da consumatori passivi a produttori / consumatori d’informazione. I rischi certamente ci sono, i principali sono due: 1.il rischio di essere inondati da spazzatura che benché autoprodotta resta spazzatura 2.il rischio di finire in mano a dei cannibali (chi c’è dietro a facebook ? youtube ? google news ? skynet ?) Noi crediamo che selezionando i contributori e mantenendo il controllo sui mezzi di comunicazione (di produzione ?) cioè l’infrastruttura tecnica sottostante, si possano contenere i rischi, e beneficiare di uno, cento, mille mezzi di comunicazione più democratici.