{"id":1173,"date":"2012-08-10T12:07:26","date_gmt":"2012-08-10T11:07:26","guid":{"rendered":"https:\/\/calomelano.it\/?p=1173"},"modified":"2012-09-13T12:50:29","modified_gmt":"2012-09-13T11:50:29","slug":"solipsismi-1-la-gallina-dellapocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/calomelano.it\/?p=1173","title":{"rendered":"Solipsismi 1 &#8211; La gallina dell&#8217;Apocalisse"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;<em>Me ne sto a guardare, dalla panchina di un viale, la vita che in questa strana eternit\u00e0 si prepara sotto i miei occhi. L&#8217;aria \u00e8 lucida, di un&#8217;umidit\u00e0 compatta: rivoli d&#8217;acqua piovana (saranno guasti gli scoli nella parte alta della citt\u00e0) confluiscono nel viale, e hanno steso sull&#8217;asfalto, giorno dopo giorno, uno strato leggero di terriccio. Poco pi\u00f9 di un velo, eppure qualche cosa verdeggia e cresce, e non la solita erbetta municipale: sono piantine selvatiche. Il Mercato dei Mercati si cambier\u00e0 in campagna. Con i ranuncoli, la cicoria in fiore.<\/em><\/p>\n<p><em>In tasca tengo, per lui, un pacchetto di Gauloises. (1973)<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>In attesa dell&#8217;improbabile apparizione di un amico, l&#8217;unico uomo rimasto sulla terra, riapprodato, alla fine della solitaria e disperante peregrinazione che dura tutta la narrazione-monologo, nella sua &#8220;Crisopoli&#8221; (che non ama, anzi non pu\u00f2 soffrire: &#8220;<em>In lei ho scorto il mio antitipo, l&#8217;affermazione trionfale di ci\u00f2 che io rifiuto, l&#8217;ho eletta a centro della mia detestazione del mondo; una caput-mundi al negativo&#8230;<\/em>&#8220;) una Zurigo ora deserta di umani e intatta nelle cose &#8211; come dopo un&#8217;esplosione nucleare disumanamente selettiva, un mega esodo, un&#8217;evasione in massa, magari un rapimento extraterrestre &#8211; vede spuntare la cicoria e i ranuncoli nella piazza che fu degli affari e dello scambio, piantine selvatiche in luogo della solita e asettica, &#8216;sintetica&#8217;, erbetta municipale.<\/p>\n<p>Minimi ma forti segni di una palingenesi, nuovo tentativo di creazione, ri-creazione, nel segno della Natura?<\/p>\n<p>E proprio in un luogo simbolo dell&#8217;umanit\u00e0 economica e della vita artificiale, del freddo e arido scambio in denaro ( un momento prima di sedersi sulla panchina, da un balcone di un vicolo della &#8220;capitale del Capitale&#8221; dietro l&#8217;H\u00f4tel Baur, aveva visto pendere un drappo stinto e profetico: &#8220;Capitalisti, \u00e8 finita!&#8221;).<\/p>\n<p>Cos\u00ec si chiude, aprendosi su un&#8217;attesa, dell&#8217;amico e di una ri-generazione terrena, uno dei racconti pi\u00f9 lucidi e folgoranti del secolo scorso, &#8220;Dissipatio H.G.&#8221; di Guido Morselli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/calomelano.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P8080474.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1176 aligncenter\" title=\"Dissipatio H.G.\" src=\"https:\/\/calomelano.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P8080474.jpg\" alt=\"\" width=\"360\" height=\"523\" srcset=\"https:\/\/calomelano.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P8080474.jpg 600w, https:\/\/calomelano.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P8080474-206x300.jpg 206w, https:\/\/calomelano.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P8080474-61x90.jpg 61w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;uomo in panchina che se ne sta &#8220;a guardare&#8221; aveva in principio deciso di togliersi la vita, (&#8220;<em>Perch\u00e9. Per il prevalere del negativo sul positivo&#8230; Una prevalenza del 70 per cento&#8230;<\/em>&#8220;) ma, cambiata idea e ritornato sui suoi passi, non aveva trovato pi\u00f9 nessun umano, tutti spariti, dissolti, come andati via o rapiti in massa, lasciando svuotati e abbandonati i loro involucri, abitazioni e abitacoli, spazi e oggetti.<\/p>\n<p>Fobantropo (pi\u00f9 che misantropo: teme l&#8217;uomo, non lo odia) e solipsista, trova paradossalmente la condizione di solitudine assoluta non per aver abbandonato gli altri ma per essere stato abbandonato dagli altri, tutti gli altri.<\/p>\n<p>La sua ricognizione-perlustrazione del mondo abbandonato dagli umani \u00e8 una ricerca, un po&#8217; ansiosa, un po&#8217; disperata, a tratti esaltata, altrimenti angosciata, sul filo dello straniamento estremo, gli oggetti, le cose, i luoghi gli appariranno &#8220;insieme noti e irriconoscibili, vicini e irraggiungibili&#8221;.<\/p>\n<p>Soprattutto un grandioso, penetrante, premonitore registro-regesto del brutto, dell&#8217;assurdo, del fasullo, materiale e morale, incombente e presente nel mondo, il minuto lordume delle strade, il kitch internazionale degli hotel con le bandierine svolazzanti, nella Zurigo fredda e finta, la citt\u00e0 delle banche e del commercio dal lucore di patacca, le baite leziose intorno, i gerani plastificati, e pure il samaritanismo ipocrita della societ\u00e0, per esempio quello del numero telefonico amico, con cui la societ\u00e0 &#8220;offre una mano a coloro che lei, proprio lei, butta nel fosso&#8221;.<\/p>\n<p>E insieme uno struggente inventario della nostalgia, il ricordo delle cose e dei luoghi incontaminati e belli, la bellezza intatta dei boschi e delle malghe, la ruvida e scontrosa ma vera bonomia di Giovanni e Frederica, i due pastori amici e poi le &#8220;piccole cose familiari e vischiose, gli oggetti che ti riagguantano, e ognuno ha il suo modesto fascino, prensile, tenace&#8221; .<\/p>\n<p>La detestazione del mondo (che poi \u00e8 nostalgia e struggimento risentito e infine prosciugato) \u00e8 esercizio (di superbia?) solipsistico che assume spesso le modalit\u00e0 della peregrinazione solitaria (&#8220;<em>&#8230;nel punto in cui la stradetta si suddivide in vari sentieri. Prendo il pi\u00f9 erto, il mio: quello che &#8230;mi introduce al mio privilegio, vivere fuori e sopra, vivere solo.<\/em>&#8220;), scandita da sempre pi\u00f9 stanchi abbandoni in panchine: ultima forma di partecipazione l&#8217;osservazione, la testimonianza, smagata, disperata, con qualche inconfessato, timido barlume di attesa, di un cambiamento, un miracolo, un segno&#8230;<\/p>\n<p>Priva di acconci sentieri di montagna e di vie solitarie a portata, mi si offrono invece le pi\u00f9 domestiche e urbane panchine, di piazza Cavour, qui a Vercelli, per esempio, alla bisogna spesso mi ci accascio insieme ai vecchi, solitaria per indole e necessit\u00e0 come loro &#8211; li sto raggiungendo in condizione ed et\u00e0 &#8211; e &#8220;me ne sto a guardare&#8221; insieme a loro un mondo in cui fatico sempre pi\u00f9 a riconoscermi, sempre pi\u00f9 brutto e negativo (francamente, meno semplificatrice e soprattutto meno lucida dell&#8217; io narrante, non so calcolare in quale percentuale&#8230; alta, troppo alta, per\u00f2, senz&#8217;altro), mi sembra, insulso&#8230;e disperato&#8230;<\/p>\n<p>Prover\u00f2 ancora a spiare se spuntano la cicoria e i ranuncoli tra l&#8217;acciottolato e le assi delle pedane e se magari &#8211; prima di un &#8216;innesco&#8217; al gesto estremo quale per il Nostro era stata la progettazione di &#8220;Un&#8217; infame &#8216;Euro-Autoroute&#8217; &#8221; che avrebbe ferito a morte la sua amata Widmad in nome degli interessi di una societ\u00e0 &#8216;anonima&#8217; notoriamente intestata a due grossissimi imprenditori locali &#8211; vi giunga una gallina a becchettare con effetto di &#8220;cavalli dell&#8217;Apocalisse che caracollassero su quegli asfalti&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Me ne sto a guardare, dalla panchina di un viale, la vita che in questa strana eternit\u00e0 si prepara sotto i miei occhi. 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