{"id":805,"date":"2010-02-19T16:23:52","date_gmt":"2010-02-19T14:23:52","guid":{"rendered":"https:\/\/calomelano.it\/wp\/?p=805"},"modified":"2010-02-19T16:23:52","modified_gmt":"2010-02-19T14:23:52","slug":"localismo-e-%e2%80%9cdecrescita-serena%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/calomelano.it\/?p=805","title":{"rendered":"LOCALISMO E \u201cDECRESCITA SERENA\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Come tutti avranno capito, divertenti chiose a parte, il brano del <a href=\"https:\/\/calomelano.it\/wp\/?p=801\" target=\"_blank\">Calomelano Enigmistico <\/a>era estratto dal <strong>\u201cBreve trattato sulla decrescita serena\u201d <\/strong>di Serge Latouche (Bollati Boringhieri, 2008), che, sollecitato da un amico, ho avuto occasione di leggere recentemente. Nonostante non si tratti di una novit\u00e0, mi preme pubblicare alcuni scarni commenti sul tema.<\/p>\n<p>Nel libro si tratta di una \u201cutopia concreta\u201d, ben pi\u00f9 radicale della \u201ccrescita sostenibile\u201d; vi si mette in discussione proprio il fondamento dell\u2019economia capitalista: la crescita continua, indispensabile al sistema, del PIL, della produzione, del consumo. La critica viene espressa da un punto di vista ecologico prima che sociale o politico: l\u2019enfasi \u00e8 posta sulle risorse non rinnovabili (acqua, petrolio, foreste, aria), che, qualora fossero consumate dai paesi in via di sviluppo in quantit\u00e0 simili a quelle dei paesi industrializzati, sarebbero presto esaurite. Il libro prende in considerazione anche gli strumenti per sostenere la crescita: la pubblicit\u00e0, l\u2019obsolescenza programmata delle merci e il credito al consumo; mette in evidenza alcune delle storture che ne derivano: l\u2019aumento del tempo di lavoro pur in presenza di consistenti aumenti di produttivit\u00e0, le follie del mercato alimentare, la prevalenza della grande distribuzione e la dittatura dei suoi uffici acquisti. Fin qui, per quanto mi riguarda, non posso che concordare.<\/p>\n<p>Ho al contrario pi\u00f9 di una perplessit\u00e0 sul versante delle soluzioni proposte. A parte la ripresa di alcune misure care alla sinistra antagonista (e a mio parere ben condivisibili), come la Tobin tax, una forte imposta sulla pubblicit\u00e0 e il computo corretto, nel prezzo delle merci, dei costi accessori nascosti (trasporto, energia, emissioni di CO2), la proposta forte riguarda proprio la \u201c<strong>rilocalizzazione<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Rilocalizzare significa fondare l\u2019economia su \u201cbioregioni\u201d, omogenee geograficamente e culturalmente, che dovrebbero essere il pi\u00f9 possibile autosufficienti, dal punto di vista alimentare (tramite l\u2019agricoltura biologica, ovviamente) e non solo; utilizzare una propria moneta complementare; praticare, accanto a una generica solidariet\u00e0, un discreto protezionismo.\u00a0\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>Per completare il pensiero di Latouche, la riduzione dei consumi si rifletterebbe in una diminuzione dei tempi di lavoro, che non costituirebbe pi\u00f9 il mezzo per la realizzazione personale, sostituito dalla \u201cconvivialit\u00e0\u201d, dalla conoscenza e dall\u2019arte.<\/p>\n<p>D\u2019accordo: niente pi\u00f9 pasta di Gragnano e kebab; vivremo d\u2019arte e d\u2019amore; ma in Padania, no! Se bioregione deve essere, che almeno sia la Provenza, l\u2019Attica\u00a0 o le Asturie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come tutti avranno capito, divertenti chiose a parte, il brano del Calomelano Enigmistico era estratto dal \u201cBreve trattato sulla decrescita serena\u201d di Serge Latouche (Bollati Boringhieri, 2008), che, sollecitato da un amico, ho avuto occasione di leggere recentemente. Nonostante non si tratti di una novit\u00e0, mi preme pubblicare alcuni scarni commenti sul tema. 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