Stato dell’informazione in Italia

Qual’è il fatturato dell’informazione in Italia ?
Come si divide sui tre canali: carta, emittenti (TV e radio) e digitale ?
Chi paga ? contributi pubblici, pubblicità o i fruitori stessi tramite acquisti e abbonamenti ?

Ecco il quadro d’insieme (valori in milioni di Euro per il 2017, fonti e ipotesi in calce):

TOTALE Pubblicità Contributi pubblici Paganti
Carta (editoria quotidiana e periodica) 4500 1000 10 3490
Emittenti (TV e radio) 1800 900 600 300
– RAI 900 300 600 0
– emittenti private 900 600 0 300
Internet 850 630 30 190
– gruppi editoriali cartacei 500 370 0 130
– gruppi mediatici televisivi 100 50 30 20
– indipendenti e solo online 250 210 0 40
TOTALE 7150 2330 640 4180

Il totale complessivo di oltre 7 miliardi di Euro annui, ripartito sui fruitori, corrisponde a 140 €/anno a testa, di cui 60 €/anno a testa sono “obbligatori” in quanto basati sulle tasse o sulla pubblicità (che vanno a finanziare una testata piuttosto che l’altra a seconda della politica, dell’auditel o dell’algoritmo). Solo 80 €/anno a testa escono dalle nostre tasche per una decisione “libera”, e vanno a finanziare prevalentemente la carta (84%), quindi il digitale (9%) e infine le pay-tv (7%).
Decisione “libera” è virgolettato perché con la carta si può scegliere solo ciò che viene distribuito, sono inaccessibili le testate locali di un altra regione e quelle estere. E nel canale cartaceo non c’è la “coda lunga” !
Vale sempre la legge di Trilussa quindi ci sono 9 che non spendono un Euro per informarsi, e uno che compensa spendendo 16 Euro alla settimana (basta comprare un quotidiano al giorno e due periodici nell’arco della settimana).

Il rapporto tra pubblicità e altre forme di finanziamento (contributi pubblici, acquisti e abbonamenti) determina quanto una testata sarà sotto pressione per produrre contenuti accattivanti e virali ovvero “infotainment” (qualcosa a metà tra informazione e intrattenimento).
Questo rapporto vale 5:1 per le testate digitali indipendenti, 3:1 per il canale digitale dei gruppi editoriali cartacei, 2:1 per le emittenti radiotelevisive private, 0,5:1 per la RAI e 0,3:1 per la carta.
Questa scala si può anche leggere al contrario, e ipotizzando che più è basso il rapporto, maggiore la qualità, quindi la carta sarebbe meglio della RAI che è meglio delle emittenti private che sono meglio della versione digitale delle testate tradizionali che sono meglio delle piccole testate digitali indipendenti (la teoria mi sembra prenderci abbastanza !).

Guardando ai dati Nielsen sulla pubblicità in Italia nel 2017 riportati nel bilancio RAI, il giro d’affari di pubblicità complessivo è di 8,25 miliardi di Euro, di cui quasi 4 miliardi vanno a finanziare l’intrattenimento puro, 2 miliardi se li prendono i nuovi intermediari (“Social & Search” ovvero gli Over-The-Top) e infine 2,33 miliardi (28 %) è la pubblicità che va a finanziare l’informazione prodotta dai giornalisti.

E’ possibile prevedere dove saremo tra 10 anni ? Scriveva @doctorsax quasi 10 anni fa che “i quotidiani continueranno ad esistere ancora per almeno qualche decina di anni“. Saranno una o due decadi ?


Sebbene esistano reports, analisi e bilanci aziendali pubblici, i dati sull’ecosistema dell’informazione sono lacunosi o si sovrappongono in modo imperfetto, bisogna ipotizzare, approssimare… il prezzo da pagare per avere un quadro d’insieme.

Fonti:

Ipotesi:

  • popolazione italiana ai fini della fruizione dell’informazione: 50 milioni di persone
  • il 30% del fatturato RAI è “informazione”, il resto è entertainment (base: il 15% dei dipendenti RAI sono giornalisti)
  • per le emittenti private la quota di fatturato “informazione” è assunta pari al 20%
  • gli editori cartacei fanno oggi il 10% del loro fatturato su canali digitali
  • i gruppi mediatici televisivi fanno oggi il 5% del loro fatturato su canali digitali