OGGI NON SONO D’ACCORDO CON: LUCA SOFRI

Luca Sofri (Massa, 15 dicembre 1964) è un giornalista e conduttore radiofonico italiano. Scrive attualmente per i quotidiani La Gazzetta dello Sport, Il Foglio, l’Unità e per le riviste Vanity Fair, GQ, Wired e la rivista online Il Post. Sino alla fine del 2009 ha condotto tutti i giorni su Radio 2 il programma radiofonico Condor. Gestisce un blog personale intitolato Wittgenstein, dove pubblica riflessioni e articoli di cultura generale. Figlio di Adriano Sofri, è sposato con Daria Bignardi, conduttrice televisiva da cui ha avuto una bambina, Emilia. (Wikipedia)

Luca Sofri (http://www.wittgenstein.it/2011/04/30/giornalisti-contro-internet/), nell’ansia di marcare internet come un proprio territorio, e delimitarlo dalle incursioni di “un ceto intellettual-giornalistico, di solito con tratti generazionali”, cade in uno scoperto tranello logico. Secondo il direttore del Post, “se si vuole sapere cosa succede in rete, che evoluzioni ha il dibattito relativo, sarebbe meglio affidarsi a chi la frequenta e conosce”: come dire che i frequentatori settimanali del volo Milano-Roma sono dei grandi esperti di aeronautica.

Peccato, perché la chiave per evitare il tranello sarebbe stata proprio a portata di mano, nel suo stesso articolo (si può usare questo termine, o bisogna scrivere “post” ?), laddove chiosa: “continuare a distinguere la rete da un preteso mondo reale non ha senso”. Proprio così: internet disegna un mondo, filtrato attraverso il prisma delle proprie caratteristiche o categorie; internet è un modello del mondo; internet è il dito che indica il mondo.

Purtroppo, come spesso accade in questa nostra civiltà della tecnica, è più facile e immediato studiare il dito, le nocche, le unghie, falangi, falangine e falangette. Chi conosce tutti i bottoni di Facebook o di Linkedin, oppure ha perso giornate su Second Life (ora ampiamento superato) si definisce esperto della rete. Lui, non i barbosi intellettuali europei; semmai gli Americani, che “vi hanno traslocato in massa giornalismo e cultura contemporanei”.

Molto più complicato interpretare il mondo o qualche suo modello; se “la rete è ormai un luogo occupato dalla gran parte del «popolo del mondo»”, saranno antropologi, sociologi, psicologi, semiologi (giuro, non sto pensando a Eco), addirittura storici, i più titolati a parlarne con cognizione di causa. Probabilmente questi intellettuali, magari europei, avranno poca dimestichezza con Firefox, ma hanno qualche strumento di interpretazione della realtà in più dei sedicenti esperti della rete.

In ultima analisi, riesce a cogliere meglio un paesaggio culturale, così come un paesaggio reale, chi lo “frequenta ai bordi, da estraneo”, anziché chi ci sta in mezzo.

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